Dove siamo
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese si trova in p.zza Cacciatori delle Alpi, 4 
Palazzo di Giustizia
Codici IPA
Ai sensi del DM. 03/04/2013 n. 55, in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica, si rendono noti i codici IPA assegnati a questa Procura della Repubblica:
  • STG88J: da utilizzare per le fatture relative a spese di giustizia
  • B9DALF: da utilizzare per le fatture relative alle spese di funzionamento intestate alla Procura della Repubblica di VARESE

Tribunale di Varese
Corte Appello di Milano
Ministero della Giustizia
Oggi inauguriamo, nel Palazzo di Giustizia di Varese, l'aula dedicata alle audizioni protette di vittime vulnerabili e agli incidenti probatori.
Un'aula indispensabile all'interno di un Tribunale, per assumere le prove di reati violenti in condizioni di dignità e sicurezza per le vittime, con strumenti tecnologici avanzati.
Un'aula necessaria per adeguare il processo penale alle recenti riforme, che, in ottemperanza alle convenzioni internazionali e alle direttive europee, hanno decisamente anticipato la raccolta della prova dichiarativa in contraddittorio dal dibattimento alla fase delle indagini, nell'incidente probatorio. Incidente probatorio che: si svolge di regola con speciali modalità, senza contatto diretto con le parti che rivolgono le domande in via mediata attraverso il giudice, o lo psicologo; cristallizza la prova con la videoregistrazione, per evitare future reiterazioni; assicura l'immediatezza e la genuinità dei ricordi, perché la difficoltà di ricordare e descrivere i fatti è destinata ad aggravarsi con il passare del tempo, da cui deriva, tra l'altro, un maggior rischio di vittimizzazione secondaria; evita che tale rischio si moltiplichi per la durata eccessiva del processo (proprio per evitare questo gli incidenti probatori a Varese sono ormai in media uno/due a settimana, in costante aumento, così come sono numerosissime le audizioni protette di vittime vulnerabili nella fase delle indagini preliminari).
Un'aula essenziale per rovesciare definitivamente il ruolo della vittima nel processo penale, da oggetto dell'attenzione di giudici e avvocati concentrati a valutarne l'attendibilità (come è stato nel passato, quando la vittima era costretta a dimostrare di non aver provocato o consentito in qualche modo la violenza per essere creduta) a protagonista del processo, soggetto da tutelare e proteggere dal rischio di vittimizzazione secondaria, dal rischio cioè che il processo si trasformi in un dramma, una sofferenza, un danno ulteriore da aggiungere alle conseguenze del reato. Lo stesso legislatore, con la legge di attuazione della direttiva europea 29 del 2012, ha riconosciuto – finalmente – che, oltre all'interesse della collettività al perseguimento degli autori di reati, esiste l'interesse della vittima all'accertamento della responsabilità e il diritto della stessa ad essere tutelata nel processo. Tanto è vero questo che l'Italia è stata di recente severamente condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per mancata adozione delle misure di protezione necessarie a tutelare una vittima di violenza domestica, in violazione dell'obbligo di proteggere le persone vulnerabili e del dovere dello Stato di instaurare un procedimento penale effettivo e tempestivo, senza ritardi ingiustificati (la nota sentenza Talpis).

Noi ci siamo molto impegnati negli ultimi due anni:
  • per evitare il rischio – già più volte evocato –di vittimizzazione secondaria nei processi
  • per rendere il processo più facile per le vittime, accertando i fatti tempestivamente ed esercitando l'azione penale in presenza di prove concrete, per evitare il rischio di un'ulteriore sofferenza come avviene quando l'imputato va a giudizio senza prove sufficienti per una valutazione di responsabilità che superi ogni ragionevole dubbio, o quando il processo non viene definito in tempi brevi.
Ci siamo molto impegnati per trasformare il processo penale da momento traumatico e doloroso in qualcosa di positivo, in un momento essenziale nel percorso di rielaborazione della violenza subita.
Perché anche questo bisogna dire, e cioè che – quando c'è violenza – non si può prescindere dal processo penale, almeno nelle situazioni più gravi, perché un serio percorso di affrancamento della vittima dal reato e di superamento del trauma può trovare valido avvio solo nell'emergere dei fatti e nel successivo loro accertamento, senza logiche di rinuncia o di copertura, e perché solo il processo penale (con i mezzi di ricerca della prova di cui dispone il pubblico ministero) consente di accertare davvero i fatti e impedire la reiterazione del reato adottando le misure previste dalla legge.
Abbiamo lavorato con impegno per assicurare un processo utile e facile per le vittime (che sono davvero tante perché le denunce per violenza sessuale, violenza sui bambini, maltrattamenti all'interno delle mura domestiche costituiscono ormai una parte rilevante degli affari penali di una Procura della Repubblica (a Varese, per parlare di numeri, le notizie di reato iscritte nei Registri della Procura della Repubblica dal 1 gennaio al 1 marzo scorso sono state 189, in due mesi).
 
Ci siamo impegnati, non da soli, con voi, con tutte le Istituzioni che operano sul territorio e con la società civile:
  • nella consapevolezza della gravità della situazione, perché la violenza genera violenza, perché i bambini vittime di violenza o che assistono alle violenze in ambito familiare saranno la società di domani
  • nella consapevolezza che, tutti insieme, ci dobbiamo assumere la responsabilità di una risposta seria ed efficace, per garantire libertà e serenità nelle relazioni sociali e familiari
  • nella consapevolezza che solo lavorando insieme si possono raggiungere risultati efficaci, perché ogni azione non resti isolata e vana ma possa essere integrata con l'azione degli altri.
e, attraverso un quotidiano confronto, una costante collaborazione, una formazione integrata per imparare un linguaggio comune, acquisire competenze, creare sinergia e condivisione, individuare procedure collaudate (sulle modalità di intervento, sulla tempestività della segnalazione di reato alla Procura della Repubblica perché prima si denuncia più le indagini sono utili ed efficaci e si impedisce la reiterazione del reato), perseguendo un'irrinunciabile specializzazione di tutti i soggetti coinvolti (perché ogni ritardo, ogni perdita di tempo, ogni indebita omissione ed ogni attività svolta senza la necessaria professionalità possono danneggiare irreparabilmente le indagini e lasciare la vittima sola, del tutto priva di protezione), abbiamo posto le basi di una rete di assistenza e di tutela per le vittime prima, durante e dopo il processo penale. Come richiesto d'altronde dalle Raccomandazioni del Consiglio d'Europa e, soprattutto, dalla Direttiva europea n. 29 del 2012 che invita gli Stati membri ad adoperarsi per una più stretta collaborazione tra l'autorità giudiziaria, i servizi di polizia, gli enti locali, le strutture sanitarie, i servizi sociali e i soggetti del Terzo settore attivi sul territorio e ribadito dal Consiglio Superiore della Magistratura in una recente Risoluzione del maggio scorso
Ecco. L'aula inaugurata rappresenta la sintesi di quanto è stato ad oggi realizzato.
E allora, voglio cogliere l'occasione per raccontarlo e per esprimere la mia gratitudine a Varese, per la straordinaria sensibilità e generosità di cui ha dato e continua a dare prova.

L'Aula E
Aula audizioni protette
L'aula E, così è stata chiamata, che oggi inauguriamo, è stata interamente finanziata da UPEL - Unione Provinciale Enti Locali. È stato chiuso un corridoio e, su progetto del Provveditore alle Opere Pubbliche della Lombardia, che con grande disponibilità e competenza ha seguito i lavori, sono stati realizzati due locali, divisi da uno specchio, con ingressi del tutto separati e raggiungibili con percorsi che evitano contatti diretti tra vittima e accusato, come prescritto dalla direttiva 29 del 2012 dell'Unione europea.
L'aula è stata dotata di un sofisticato impianto di video registrazione, generosamente fornito da un'azienda specializzata, ed è stata arredata con mobili donati da IKEA e giocattoli.
Aula audizioni protetteCome dicevo all'inizio, l'aula consentirà di raccogliere le prove dei reati di violenza in un ambiente sicuro e protetto, riducendo al minimo il trauma per la vittima.
La parete che chiude l'aula è stata affrescata da Andrea Ravo Mattoni, straordinario street artist di Varese, noto per aver riprodotto in contesti urbani quadri famosi del Caravaggio con le bombolette spray utilizzate dai writer.
Andrea Ravo Mattoni, scelto per la sua bravura e per la sua storia di writer trasformato in un artista geniale (ci piace anche questo, la capacità di utilizzare un'esperienza trasformandola in qualcosa di diverso e migliore) ha dipinto con entusiasmo e gratuitamente l'autoritratto. Soroptimist International Club di Varese ha contribuito al costo dei materiali, delle bombolette spray.
Abbiamo chiesto a Ravo Mattoni di dipingere l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, vittima di violenza sessuale nella Roma di inizio seicento e vittima di un processo crudele, sottoposta a torture e umiliazioni. Un simbolo, una donna forte, che ha denunciato la violenza, che non ha ceduto, che ha affermato i propri diritti. Una donna che, nonostante la violenza e un processo umiliante, è diventata una pittrice famosa, ha cresciuto i propri figli, ha girato l'Europa. Un esempio, un messaggio di forza, di coraggio, di fiducia in sé stessa, di riscatto, perché la violenza non definisce la vittima. E un esempio di vittimizzazione secondaria.
Con la scelta dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi sulla parete che racchiude l'Aula E abbiamo voluto rammentare a tutti che, dietro quella parete, c'è un modo di fare i processi diverso, migliore.
L'Aula E, per me, rappresenta il futuro e l'impegno di tutti (magistrati, forze di polizia e chi deve denunciare tempestivamente; servizi sociali, ospedali, insegnanti …) ad affrontare i processi ponendo la vittima al centro, protagonista da proteggere e tutelare, diversamente da quanto accadeva all'epoca della Gentileschi e ancora accadeva negli anni scorsi e a volte ancora oggi non la tortura certo ma l'indifferenza, i ritardi, gli screditamenti). Rappresenta il futuro perché ora a Varese esiste una rete di protezione che si attiva fin dal primo momento, quando si apprende la notizia di reato.
I risultati ottenuti in questi due anni di lavoro sono già evidenti: processi istruiti tempestivamente, misure cautelari (nell'ultimo mese ne sono state chieste quindici), condanne in tempi brevi. Questo succede quando nel corso di un'indagine preliminare si lavora bene, si raccolgono importanti elementi di prova e precisi riscontri alle dichiarazioni accusatorie, quando l'imputato si viene a trovare, per evitare una probabilissima condanna a pene molto severe, nella necessità di confessare, di risarcire il danno e chiedere riti alternativi, inseguendo attenuanti e sconti di pena e rinunciando al dibattimento, sempre traumatico e doloroso.
Affresco Andrea Ravo Mattoni
In Procura:
  1. è stato costituito un Gruppo di Magistrati specializzati, scelti per attitudine ed esperienza, ai quali sono assegnati i reati di violenza in danno di donne, bambini e persone fragili. I magistrati si alternano, introitando le notizie di reato e garantendo un turno di reperibilità per le Forze di polizia e gli Ospedali, in aggiunta al normale turno esterno. Dalla prossima settimana, i due magistrati del gruppo specializzato, Giulia Floris e Valeria Zini, che con grande passione e sacrificio personale hanno affrontato mesi estremamente impegnativi per la mole di lavoro di cui hanno dovuto farsi carico diventeranno tre, con l'arrivo di nuovi Sostituti.
  2. è stato costituito in Procura l'Ufficio Fasce Deboli, coordinato da un Ufficiale di polizia giudiziaria specializzato, che collabora con i Magistrati nelle indagini, in particolare nelle audizioni protette, e assicura un immediato intervento nei casi di urgenza e una diretta collaborazione con le Forze di polizia, i Servizi Sociali, i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio, ove sia necessario risolvere questioni urgenti relative alla messa in protezione della donna o del minore. Voglio ringraziare la d.ssa Nanni, per la passione e l'abnegazione che la contraddistinguono. Le più importanti iniziative sul territorio sono state realizzate grazie al suo straordinario impegno.
    Attualmente, l'Ufficio Fasce Deboli comprende due assistenti sociali, che, per alcune ore a settimana, prestano la loro collaborazione per realizzare un progetto di interazione con i Servizi Sociali nel caso di violenza domestica e su minori per conoscere nell'immediatezza il contesto familiare della vittima, i provvedimenti eventualmente già adottati, e predisporre richieste di misure di sicurezza provvisorie, richiedendo la disponibilità di strutture idonee.
    La collaborazione, nata dall'intesa con il Comune di Vedano Olona, ringrazio il Sindaco per la lungimiranza e disponibilità, è estremamente positiva.
  3. è stato istituito, con l'Ordine degli Avvocati di Varese, all'interno del Palazzo di Giustizia, uno "Sportello per le vittime" attivo dall'aprile 2017. Sportello che consiste in uno spazio di ascolto, riservato e gratuito, con avvocati di specifica formazione ed esperienza, iscritti all'Albo speciale dei difensori delle vittime della Regione Lombardia, che forniscono informazioni concrete alle vittime sui loro diritti e sugli strumenti a disposizione, per consentire scelte consapevoli e accompagnare, ove richiesto, verso la denuncia penale e verso i servizi territoriali deputati alla presa in carico a livello sanitario o psico-sociale.
    Gli avvocati dello Sportello forniscono informazioni anche agli operatori dei servizi pubblici - insegnanti, medici, assistenti sociali - e delle associazioni private in contatto con le vittime dei reati di violenza, che necessitano di indicazioni di carattere legale e pratico. Gli avvocati dello Sportello garantiscono la reperibilità, anche di notte. L'attività dello Sportello è periodicamente monitorata come osservatorio sulle vittime di violenza.
    Per dare un'idea dei numeri, dal 1 gennaio sono state viste 38 persone.
  4. con l'Ordine degli Avvocati di Varese è stato stampato e diffuso un opuscolo con le informazioni alle vittime di reato, come impongono la Direttiva Europea n. 29 e l'art. 90-bis del codice di procedura penale. L'opuscolo illustra i diritti delle persone offese, offre suggerimenti sui luoghi dove presentare denuncia, sui Centri Antiviolenza, sugli ospedali specializzati. L'opuscolo è stato distribuito alle Forze di polizia, ai centri Antiviolenza, agli ospedali per la successiva consegna alle vittime.
  5. per rendere accessibili e facilmente consultabili dalla vittima le informazioni utili a orientarsi verso la scelta consapevole di denunciare, è stata realizzata, con il generoso contributo di persone esperte, un'app "Sportello per le vittime" che, oltre alle informazioni utili, contiene le mappe dei luoghi dove rivolgersi (Forze di polizia specializzate, strutture sanitarie, Centri Antiviolenza) e il numero di telefono collegato.
Per quanto riguarda la formazione e la specializzazione delle istituzioni che intervengono in caso di violenza:
  1. sono stati realizzati incontri di formazione con le forze di polizia per formare operatori specializzati nella raccolta degli elementi probatori e nella valutazione dei rischi cui può essere esposta la persona offesa, professionalmente preparati a ricevere le denunce, con l'ausilio di psicologi e anche interpreti, nel caso la vittima non sappia esprimersi compiutamente nella lingua italiana, in grado di contattare e avviare la vittima verso i Servizi per la presa in carico.
    Una denuncia raccolta superficialmente, senza cercare subito elementi di riscontro (tra l'altro, anche al fine di evitare ipotesi accusatorie eventualmente infondate), può provocare danni incalcolabili (la reiterazione del reato, la restituzione di minori a genitori abusanti, l'assoluzione all'esito del dibattimento con eventuale denuncia per calunnia e, sempre, la vittimizzazione secondaria della vittima). Si è ritenuto dunque assolutamente indispensabile esigere che la polizia, fin dal primo intervento, lavori con impegno per la ricerca di elementi di riscontro, senza pregiudizi, applicando protocolli d'indagine chiari e condivisi con la consapevolezza che, all'inizio di un'indagine, non si sa cosa potrebbe rivelarsi utile per l'accertamento della verità, e che spesso ciò che non viene raccolto subito potrebbe non essere più recuperato. Solo un serio lavoro investigativo può consentire interventi cautelari solidissimi a protezione delle vittime e sentenze di condanna in tempi brevi, così favorendo - anche una vera e propria prevenzione della violenza.
    Il contenuto di questi incontri di formazione è stato riversato in un opuscolo contenente le direttive per il primo intervento in caso di violenza e la modulistica, stampato con il contributo del Rotary Club Varese Verbano.
  2. sono stati realizzati incontri di formazione con psicologi e neuropsichiatri del circondario, con l'ausilio di un'esperta in psicologia forense, per formare consulenti e ausiliari del P.M. specializzati nell'audizione dei minori e nella consulenze in materia per l'importanza che hanno, nel processo penale, le dichiarazioni della vittima, spesso unica testimone del fatto denunciato, in particolare quando si tratta di un bambino, e la necessità di preservare la testimonianza da rischi di vittimizzazione secondaria derivanti da interviste ripetute e mal condotte con tutta la problematica dell'audizione protetta, dell'incidente probatorio, del contenuto del quesito e della consulenza.
  3. sono stati realizzati incontri di formazione con i Servizi Sociali e i Centri Antiviolenza per individuare prassi per una collaborazione concreta per la protezione delle vittime, con particolare riferimento alla loro presa in carico.
Sono stati sottoscritti importanti e innovativi protocolli operativi:
  1. il protocollo operativo con ASST Sette Laghi, con il quale è stato realizzato (per quanto a mia conoscenza il primo) "Percorso dedicato alle donne che subiscono violenza e si presentano al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Circolo di Varese", in applicazione delle Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio sanitaria alle donne vittima di violenza (D.P.C.M. 24 novembre 2017 pubblicato sulla G.U. n. 24 del 30.1.2018), per assicurare alle donne vittime di violenza di genere, particolarmente di quella sessuale e domestica, che si presentano in ospedale, un'accoglienza da parte di personale specializzato, adeguatamente formato per prestare non solo assistenza sanitaria ma anche psicologica, e in grado di farsi carico, in presenza di un rischio valutato grave, di trattenere la donna (ed eventualmente i suoi figli) all'interno degli stessi reparti ospedalieri, interdetti all'aggressore per il tempo strettamente necessario all'attivazione dei servizi sociali del territorio.
    Il percorso, con personale medico formato e competente, in stretto contatto con la Procura della Repubblica, prevede l'intervento delle psicologhe del Centro Antiviolenza Amico Fragile_DICO DONNA, che opera all'interno dell'Ospedale, e degli avvocati dello Sportello per le vittime. Il percorso ideato è stato riversato, dalla Direzione Sanitaria, in un documento conforme agli standard di qualità, con indicazione delle singole azioni e delle corrispondenti responsabilità Triage codice giallo spazio sicuro colloquio di accoglienza psicologo visita medica medico-legale valutazione del rischio comunicazione di notizia di reato all'Ufficio Fasce deboli intervento PM intervento polizia immediata difensore assunzione della denuncia messa in sicurezza della donna Un lavoro impegnativo, sei mesi di sperimentazione, che ora funziona perfettamente. Un primo importantissimo passo verso la concreta realizzazione sul territorio di un più ampio servizio integrato di protezione delle vittime di violenza.
    Non posso dilungarmi, ma voglio sottolineare la competenza di tutti i soggetti coinvolti e, in particolare, la disponibilità dei medici del Pronto Soccorso, già oberati di un grave carico di lavoro, e delle psicologhe di Amico Fragile dico donna. Dall'inizio ad oggi il percorso è stato attivato per 114 donne.
  2. Con ASST Sette Laghi è stato stampato anche un cartellone informativo, esposto nelle sale di attesa degli ospedali, in Tribunale, negli studi medici, nelle scuole, nei Comuni, nei luoghi pubblici, per promuovere l'emersione dei reati. Stampato con il contributo di una persona generosa.
  3. è stata sottoscritta una Convenzione con Soroptimist International Club di Varese e Club di Busto Arsizio per lo svolgimento di attività di volontariato in Procura delle donne vittime di violenza, per accrescere la fiducia delle vittime nel sistema giustizia e favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro all'interno di un progetto di Soroptimist International. Soroptimist provvede all'assicurazione e al rimborso delle spese. Attualmente abbiamo due signore in Procura, di cui siamo orgogliosissimi. L'iniziativa, tra l'altro, è stata ripresa in altre realtà giudiziarie su tutto il territorio nazionale.
Mi avvio alla conclusione.
L'aula che oggi inauguriamo, con il ritratto di Artemisia Gentileschi, rappresenta, come ho detto prima, la sintesi di tutto quello che è stato fatto.
Ma l'aula rappresenta soprattutto un punto di partenza.
Oggi sono state poste le basi di un sistema integrato di intervento e protezione delle vittime.
Ora, dobbiamo impegnarci davvero per rendere effettivo e concreto questo sistema, per dare alle vittime di violenza una risposta, una risposta di giustizia.

In effetti, altre iniziative sono pronte:
  • nuovi incontri di formazione con le Forze di polizia, per approfondire i protocolli di indagine e perseguire una maggiore specializzazione
  • un protocollo operativo con l'Ospedale Del Ponte, pediatria, realizzato con medici di straordinaria attenzione e competenza
  • un accordo con la Casa Rifugio Felicità Morandi per l'invio immediato di donne e bambini vittime di violenza che le forze di polizia non possono far rientrare nella loro abitazione e per l'individuazione di prassi collaudate per un rapporto diretta e costante con la Procura della Repubblica
  • una Convenzione con l'Università dell'Insubria per la realizzazione di un Master in Psicotraumatologia, ideato dal presidente della Scuola di Medicina Prof. Carcano, coordinato dal Prof. Bellani, dedicato alla gestione psicologica delle vittime e destinato a coloro che intendono specializzarsi e acquisire conoscenze diversificate per affrontare questa realtà.
Altri progetti, estremamente ambiziosi, sono allo studio.
Questa è la strada giusta.
Questa è Varese. Questo è il progetto di Varese contro la violenza.
Codici IPA
Ai sensi del DM. 03/04/2013 n. 55, in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica, si rendono noti i codici IPA assegnati a questa Procura della Repubblica:
  • STG88J: da utilizzare per le fatture relative a spese di giustizia
  • B9DALF: da utilizzare per le fatture relative alle spese di funzionamento intestate alla Procura della Repubblica di VARESE